Diversi mesi fa ho condiviso su SeoMoz e su questo blog un test SEO che riguardava la cosiddetta “regola del primo link“. Il post in inglese ha suscitato un interesse discreto, tanto da essere ripreso da diversi altri siti e da meritarsi una menzione (con smentita) anche da parte di Enrico Altavilla al SEO Swing del 2011.
Oggi, benché, i risultati non siano significativi, voglio condividere un “corollario”, se vogliamo chiamarlo così, a quel test.
La domanda a cui proviamo a dare una risposta è: quale dei tre metodi proposti (anchor link, querystring + canonical, redirect 301) è migliore?
Mi sono mosso così:
In base a quanto visto nel primo test, sia paginaC, che paginaD, che paginaE dovrebbero essere in SERP per la parola Grisosamborio.
Chi mi segue su Twitter mi avrà visto ogni tanto condividere link di guest post pubblicati su siti dedicati alla SEO, principalmente americani. I motivi per cui investo in guest blogging parte del tempo che potrei invece impiegare per aggiornare Posizionamento Zen sono vari, ma uno dei principali è che non ricevo link spontanei: forse i contenuti non sono meritevoli, forse i SEO hanno il braccino corto in questo senso, e sicuramente io non promuovo molto i post, ma resta il fatto che non raccatto link spontanei con facilità. E quindi resta poco da fare: se Maometto non va alla montagna, la montagna deve andare da Maometto. Poiché sono interessato a condividere esperienze con persone professionalmente preparate, i link vado a cercarmeli difficili, dove valgono tanto non solo in termini di trust ma anche di visibilità. E cosa succede, allora, per tornare al titolo del post? Succede che ho un profilo di link in ingresso scarsamente naturale, almeno stando a quanto è emerso dal mio minuscolo studio a riguardo.
Per chiarire cosa intenda, partiamo dal cosa consideri naturale. Ecco dei profili di link naturali:
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Chi ha letto l’ultimo mio post sull’article spinning avanzato, avrà capito che ogni tanto qualche incursione nelle tecniche meno trasparenti la faccio, perlomeno sul piano della disquisizione teorica.
Oggi vi mostro come si possono raccogliere alcune centinaia di link in meno di mezz’ora e senza spendere un centesimo.
L’immagine qui sopra vi mostra i link riportati da Yahoo! Site Explorer per un sito, o meglio un blog, che ho appena registrato. Qualcuno di voi sicuramente starà pensando a un dominio scaduto, e in questo caso non è molto lontano. Ma un dominio scaduto ha un costo, mentre io l’ho avuto gratis.
Come?
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Finalmente da qualche giorno anche in Italia il tanto atteso Google Panda è arrivato, e nei forum impazzano le discussioni, le testimonianze di cali di traffico o di miglioramenti di ranking. Non voglio dire niente sull’algoritmo (che Enrico Altavilla spiega esaustivamente sul suo blog) e sui suoi effetti veri o supposti (come ben chiarisce Stuart in un suo recente post). Più che altro, voglio invece dare qualche strumento concreto per chi si ritrova di fronte al quesito, forse sterile, dell’impatto di Panda sulle strategie di link building basate soprattutto sull’article marketing, ora che sembra molti siti UGC siano stati molto devalutati.
Iniziamo col dire che nella faccenda ci sono 2 attori:
- I siti ospitanti gli articoli
- I contenuti inviati
Un sito valido + un contenuto unico danno ancora qualche risultato: a mio parere, se qualcuno afferma che l’Article Marketing è morto attualmente esagera. Ma tutto sta a come si fa.
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Google stava testando dei sitelink di dimensioni titaniche già ad aprile: su SERoundTable Barry Schwarz li definiva Jumbo.
Adesso pare che la novità sia arrivata anche in Italia, e non credo si tratti di un test.
Come vedete dall’immagine qui di seguito, si tratta di una grossa modifica: la porzione di pixel occupata da un sito diventa imponente, con il listing principale e fino a 12 sitelink su 3 righe (Title, snippet, url), più il collegamento agli altri risultati.
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