Che i link condivisi su Twitter e su Facebook fossero importanti per i motori di ricerca non è una novità, basti vedere come Bing mostri i like su Facebook, o gli aggiornamenti real time di Google con i tweet, ma ci si è sempre chiesti che impatto abbiano tali link sui ranking nelle SERP, considerando che portano con sé l’attributo rel=nofollow.
All’ultimo corso di Enrico Madrigrano, il SEO WE Experience 2010, sono stati portati numerosi test che mostravano come i link veniva spiderazzati (e di questo c’era già evidenza) ma le pagine linkate non venivano indicizzate. Giorgio Taverniti invece riportava un’esperienza opposta, con la rimozione di un link dal suo profilo Twitter e un crollo nelle SERP.
Insomma, c’è da testare e discuterne, ma un’intervista di Danny Sullivan su Search Engine Land fa emergere un quadro sicuramente più chiaro e molto molto interessante.
Le domande e le risposte ufficiali di Bing e Yahoo potete leggerle tutte nel post originale; io vorrei soffermarmi su tre in particolare, e cioè queste:
1) Se un articolo è molto retweetato o linkato in Twitter, valutate questo come un segnale da tenere in considerazione?Bing: Guardiamo all’autorità sociale dell’utente. Quante persone ti seguono, quante ne segui tu: questo può portare un po’ di peso nel listing nei risultati organici. Porta invece molto peso in Bing Social Search, dove i tweet di persone influenti finiscono al vertice.
Google: Sì, lo usiamo come un segnale per i nostri ranking organici e di Google News.
2) Cercate di calcolare l’autorità di chi tweeta, per assegnarla al suo profilo su Twitter? Cercate di sapere chi sono?
Bing: Sì, calcoliamo l’autorità. Per figure pubbliche o conosciute, associamo il profilo alla persona/entità.
Google: Sì, la calcoliamo e la usiamo. Ma non sappiamo chi sia in realtà la persona nella sua vita reale.
3) Calcolate se un link debba portare più peso, in base a chi lo ha tweetato?
Bing: Sì.
Google: Lo usiamo come un segnale, soprattutto per la sezione Top Links del Realtime Search. L’autorità è indipendente dal Pagerank, ma è usata solo in poche situazioni nel web search.
Per quanto riguarda Facebook, poiché i link possono anche essere privati, non c’è modo di computarli come per Twitter; solo Bing afferma di guardare come un segnale positivo l’eventuale reperimento di un link su entrambi i social network.
Commentando l’intervista su SeoMoz, Rand Fishkin ipotizza alcuni possibili segnali che i motori potrebbero guardare in ambito social e bene o male sembrano tutti verosimili (per quanto questo non significhi che effettivamente siano valutati), ma forse quello che più può essere interessante è il commento a proposito di come il social potrebbe abbattere di parecchio lo spam, poiché difficilmente le persone vere interagiscono con profili evidentemente manipolativi. L’osservazione mi trova d’accordo: quantomeno, essere social spammer richiede molto più tempo e capacità che essere link spammer e probabilmente manipolare il social graph è più complesso che creare matrici di link. E voi che ne pensate di tutto ciò?
(ah, dimenticavo: se l’articolo vi pare interessante, cliccate mi piace e tweetatelo, cosi vediamo se davvero funziona!)
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