Chi mi segue su Twitter mi avrà visto ogni tanto condividere link di guest post pubblicati su siti dedicati alla SEO, principalmente americani. I motivi per cui investo in guest blogging parte del tempo che potrei invece impiegare per aggiornare Posizionamento Zen sono vari, ma uno dei principali è che non ricevo link spontanei: forse i contenuti non sono meritevoli, forse i SEO hanno il braccino corto in questo senso, e sicuramente io non promuovo molto i post, ma resta il fatto che non raccatto link spontanei con facilità. E quindi resta poco da fare: se Maometto non va alla montagna, la montagna deve andare da Maometto. Poiché sono interessato a condividere esperienze con persone professionalmente preparate, i link vado a cercarmeli difficili, dove valgono tanto non solo in termini di trust ma anche di visibilità. E cosa succede, allora, per tornare al titolo del post? Succede che ho un profilo di link in ingresso scarsamente naturale, almeno stando a quanto è emerso dal mio minuscolo studio a riguardo.
Per chiarire cosa intenda, partiamo dal cosa consideri naturale. Ecco dei profili di link naturali:

Il grafico è tirato fuori con un tool condiviso da SeoMoz alcune settimane fa. E’ sicuramente molto riduttivo limitarsi a tracciare una distribuzione dei link in base alla Domain Authority, ovviamente, visto che naturale/innaturale può essere vista sotto molti diversi aspetti:
- velocità di acquisizione
- rapporto follow/nofollow
- tipologia (forum/commenti/article marketing/directory/editoriali…)
- posizione (content/sidebar/footer)
- anchor text (brand/non brand)
- topic (da siti a tema/non a tema)
E potremmo continuare ancora. Comunque, anche la distribuzione di autorevolezza dei domini linkanti può essere una metrica da considerare, e ho fatto qualche prova.
Come potete vedere dal grafico, i siti in prima pagina in un settore in cui si attraggono molti link spontanei (recensioni cinematografiche) hanno profili di link in ingresso abbastanza simili, fatta salva l’area sottesa alle spezzate che dipende dal numero dei link (reperiti tramite Open Site Explorer).
In settori in cui invece c’è un link building aggressivo, si vede come i profili di link siano abbastanza diversi tra loro.

Questi sono alcuni siti in una SERP legata ai prestiti. Al viola, che potrebbe essere preso come un profilo naturale (si tratta del sito delle Poste che di certo non si applica in link building), non ce n’è uno che ci si avvicini.
Ma se andiamo a vedere il profilo di link in ingresso (in blu nell’immagine che apre il post) di Posizionamento Zen, per il quale faccio guest blogging a target elevato, confrontato con quello di un mio altro sito (Thrillercafe.it) che ha molti link spontanei, si nota subito come ci siano due spike sospetti a 70 e 90.
La semplice domanda da porsi è se potrebbe una situazione del genere far scattare qualche flag algoritmico. La risposta non sono sicuro che sia no, trovandoci di fronte a una condizione che si scosta significativamente dalla “normale”.
Da questa analisi, non scientifica, sia chiaro, come conclusione traggo dunque quella di essere ragionevoli: quando si va alla ricerca di link, siano da guest blogging o da altre fonti, puntare all’autorevolezza dei link in ingresso è importante ma bisogna fare attenzione ad avere anche tanti link sporchi e scarsi, prima. Avere solo link forti non è normale (a riprova: vi è mai capitato che vi siate ammazzati a creare link trusted e che poi solo un po’ di article marketing e directory di bassa qualità vi abbiano fatto fare di colpo il salto?)
Per finire: per riequilibrare la situazione direi mi servono parecchi link di livello inferiore a quelli cercati finora. Se il post vi è sembrato utile, semmai potete cominciare a darmi una mano!





Davvero interessante questa tua analisi, che ha il pregio di non essere astratta ma di basarsi su dati concreti (pur limitati). “Potrebbe una situazione del genere far scattare qualche flag algoritmico?”. Anch’io non so dare una risposta certa a questa domanda, che è pur così interessante.